Itinerari
Naturalistici
Itinerario "Le More" - Spongano
| Home |
| Pubblicazioni |
| Legislatura |
| Mappa del Sito |
| Proposte didattiche |
| Scheda di adesione |
| Itinerario "Le More" - Spongano |
|
Itinerario 4: “Le More” Codice segnaletica (E1) Info: www.pernatur.org (Soc. Coop. Ulisside, C.E.A. di Andrano)
Tipologia percorso Periodo migliore: tutto l’anno
Temi emergenti 1- ambiente storico: centri urbani, dolmen e menhir 2- paesaggio rurale: oliveti, muretti a secco, pajare, masserie 3 - paesaggio naturale: flora e fauna 4 - idrogeologia Offerta pacchetto: - andata e ritorno in mountain-bike o bici da passeggio - biciclette munite di seggiolino per bimbi - colazione al sacco - materiale informativo sull’itinerario Attività: ciclo-trekking, fotografia, approfondimento culturale.
- partenza in mountain-bike da Piazza Vittoria di Spongano (LE); - la prima parte del tragitto prevede un circuito tra le strade del paese che ha come tappa fondamentale il Castello “Barone Bacile di Castiglione”, - successivamente si procede in direzione “Calvario” imboccando via Monte Grappa; - attraversato il passaggio a livello si prosegue per circa 500m lungo la vicinale “li Parchi” sino a scorgere sulla destra la prima pajara ed effettuare la prima sosta in località “Le More”; - in seguito si riprende il tragitto che ha come costante prevalente gli uliveti, molti dei quali biologici, ed un paesaggio rurale caratterizzato da muretti a secco e pajare; - dopo aver percorso circa 4Km dalla prima sosta, il paesaggio esce dall’ombra degli uliveti e si apre sul versante erboso dei pascoli di Stipa (Stipa capensis); - si scende lungo la piccola serra e si arriva così alla “Masseria Grande”che ha di fronte a sé, a circa 200m di distanza anche la “Masseria Piccola” entrambe da visitare ; - il ritorno prevede oltre alla colazione al sacco la sosta sulla strada vicinale “Pastine” al “Casino” e poco più avanti al Dolmen che si trova nel fondo denominato “Piedi grandi”, il quale ancora oggi è oggetto di studio.
Percorrendo le strade vicinali, si comprende come la civiltà contadina di un tempo fosse rispettosa degli spazi, delle piante, del suolo, e delle stesse rocce calcaree che affioravano nel fondo impedendo lo sfruttamento del centimetro di terreno coltivabile. Questi “sassi” infatti erano l’unico materiale su cui contare per la costruzione di strutture, adibite a deposito degli attrezzi e in molti casi a dimore temporanee (pajare) e per la realizzazione dell’intricato sistema di muretti a secco che delimitano e proteggono gli innumerevoli piccoli e grandi appezzamenti. Al loro interno, l’aspetto più tipico del paesaggio salentino: gli oliveti. Notevoli per la loro struttura possente, importanti per la dote dei terreni circostanti, nel tempo le torri hanno ospitato numerose famiglie di “massari”, e rappresentano un classico esempio di come l’architettura rurale assume un nuovo significato grazie all’introduzione dell’elemento decorativo. Viene così a stabilirsi quel rapporto città-campagna che, incoraggiato forse da una maggiore vivacità delle attività agricole trova nell’architettura il suo punto di riferimento.
L’area è priva di vegetazione rilevante; tuttavia nei terreni ormai non più coltivati, si rinvengono nuclei di vegetazione che riprendono il loro spazio. Per il resto bisogna prestare attenzione alla flora e alla fauna dei muretti a secco e dei ruderi per trovare elementi di naturalità più spiccata. Così nell’infinito mosaico di piccole e grandi pietre è possibile scorgere oltre alle sortite curiose e fugaci della lucertola comune (Podarcis sicula) o a quelle più timide del ramarro (Lacerta bilineata) e del biacco (Hierophis viridiflavus). Ospite abituale delle vecchie dimore in abbandono è infine il geco, tanto temuto quanto innocuo e anche utile rettile della nostra fauna. Anche un notevole numero di specie vegetali trova rifugio nei muretti e sui muri diroccati della masserie. Possiamo allora ammirare specie lianose come la bellissima clematide cirrosa, la rosa di S. Giovanni, con le sue fioriture effimere ma esplosive, la salsapariglia (Smilax aspera) con le sue decorative bacche rosse e il comunissimo rovo (Rubus ulmifolius) Altre belle piante come l’ombelico di venere o la borragine, essendo piante succulente, capaci di trattenere nei loro tessuti la quantità di acqua necessaria, possono vivere anche nelle poverissime cavità delle singole pietre che costituiscono il muro. In questo caso il muretto a secco è un ambiente molto selettivo e quindi solo alcune specie, particolarmente adattate, riescono a colonizzarlo; tra queste, una piccola felce, la cedracca (Ceterach officinarum), nota anche come spaccapietre, merita di essere citata in quanto occupa un habitat inconsueto per la maggior parte delle felci.
|
| < Prec. | Pros. > |
|---|