Home arrow Itinerari arrow Naturalistici arrow Itinerario "Torre del Sasso" - Andrano
Narrow screen resolution Wide screen resolution default color green color orange color

Statistiche

Utenti: 2
Notizie: 201
Collegamenti web: 12
Visitatori: 286416
Itinerario "Torre del Sasso" - Andrano

Itinerario 1: “Il sentiero di Torre del sasso e
il sentiero dei terebinti ”

Codice segnaletica (A1-A2)
Info: www.pernatur.org
(Soc. Coop. Ulisside, C.E.A. di Andrano)

Itinerario 1 - torre del sasso

 

Tipologia percorso
Itinerario: storico-naturalistico
Comune: Andrano (LE), Tricase (LE)
Lunghezza: 8,854 Km
Mezzi consigliati: a piedi, in bicicletta
Difficoltà: Escursionistico (E)
Consigli utili: portare con sè scarponcini comodi e riserve d’acqua
Periodo migliore: marzo-maggio; settembre-ottobre

 

 


Temi emergenti
1- ambiente storico: torre di avvistamento, abbazia e masseria del Mito
2 - paesaggio naturale: falesie con vegetazione rupicola, nuclei di macchia a terebinto
3 - paesaggio rurale: oliveti terrazzati, muretti a secco e pajare
4 - flora: specie di elevato interesse biogeografico
5 - geologia: falesie, calcari di Castro, tracce di barriere coralline fossili.
6 - mare: la cladocora

 

 

 

Offerta pacchetto:
- andata e ritorno in mountain-bike o bici da passeggio
- biciclette munite di seggiolino per bimbi
- colazione al sacco
- materiale informativo sull’itinerario

 

Attività: ciclo-trekking, fotografia, approfondimento culturale.

 

Organizzazione logistica dell’itinerario:
- partenza in mountain-bike dal Castello Spinola-Caracciolo di Andrano (LE) ;
- si attraversa il centro storico di Andrano e si imbocca la strada provinciale Andrano-Tricase;
- lasciando il cimitero di Andrano sulla sinistra si prosegue fino alla curva che taglia la masseria fortificata del Mito, dove si abbandona la strada asfaltata svoltando a sinistra lungo il percorso ciclo-turistico sterrato fino a raggiungere il belvedere che si affaccia sul mare con la Torre del Sasso sulla destra;
- si parcheggiano le mountain-bike e si prosegue a piedi lungo il sentiero proposto prima della sosta all’altezza della Torre del sasso;
- si scende lungo un tratturo che accompagna i terrazzamenti che abbracciano la falesia;
- colazione al sacco tra i carrubi e gli allori;
- ritorno al Castello Spinola-Caracciolo di Andrano
- ritorno al Castello Aragonese.

 

Un percorso supplementare a quello descritto prevede, dopo il ritorno al Castello Spinola-Caracciolo di Andrano, la ripresa del percorso in bici alla volta di un bellissimo sentiero che si conclude, cieco, nelle campagne in semiabbandono dei costoni terrazzati degradanti verso il mare. Oggetto di interventi di recupero questo sentiero merita la visita per l’architettura rupestre, per i bellissimi esemplari di terebinto che ne segnano il percorso e per il colpo d’occhio sul mare e sulle falesie che da qui si può godere.

 

 

1- ambiente storico
Dal XIV secolo le incursioni e gli attacchi dei pirati turchi e di quelli delle coste africane alle popolazioni della fascia costiera del Salento, si fecero sempre più frequenti e più dannose, e sortirono come primo effetto la desolazione nelle campagne e l’abbandono delle abitazioni lungo le coste alla ricerca di rifugi più sicuri nell’entroterra. Già al tempo degli Svevi e degli Angioini (XII secolo) era stato realizzato un primo sistema di difesa costiero organico e uniforme. Una serie di torri di guardia fu elevata, visibili l’una dall’altra, ubicate a vigilare laddove probabilmente l’insidia poteva più agevolmente annidarsi. Questo sistema difensivo risultò abbastanza efficiente essendo accompagnato da un servizio di segnalazione e di allarme con il fumo durante il giorno e con il fuoco durante la notte. Ridotto il pericolo, mutarono e diminuirono le cure, e le torri furono abbandonate al vento e alle intemperie finché non apparvero inagibili e inservibili a qualsiasi uso. Questo stato di cose si protrasse finché la minaccia turca non divenne tanto preoccupante da indurre la Regia Corte ad occuparsi nuovamente della protezione dei litorali pugliesi. La tecnica di costruzione della torre era molto simile a quella utilizzata per le pajare: si elevava la struttura senza impalcatura o intelaiatura, solo predisponendo un mucchio di terra e di pietre locali corrispondente al volume del vano terreno. Le torri più antiche costruite con pietre informi attorno alla prima metà del ’500 possiedono generalmente una base a forma di tronco di cono coronata da un cordolo su cui si innestava la parte cilindrica, e si trovano soprattutto a sud di Otranto, mentre quelle successive costruite su disposizioni degli ingegneri regi erano di forma quadrangolare. Le prime erano situate sulla parte alta della costa ed essendo adibite solo per la sorveglianza, avevano un volume interno piuttosto ridotto. Le seconde, soprattutto nell’area neretina, a causa della costa bassa e perciò molto più difficile da difendere, dovevano ospitare un maggior numero di persone; si presentano perciò imponenti con molte analogie con le masserie fortificate

 

2- paesaggio naturale
Nel cuore del Parco Naturale Regionale “Costa di Otranto e Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase” sulla cima del fianco dirupato della falesia, Torre del Mito, detta anche Torre del sasso, svolge ancora oggi la sua storica funzione di sentinella del mare. Perso il suo ormai inutile ruolo militare cui per secoli si è dedicata, essa si riconverte ora alla funzione di eco e dall’orizzonte rinvia storie e domande dall’alto della serra su cui giace (Serra del Mito, 126 m).

 

3- paesaggio rurale
Percorrendo le strade del Mito nei sentieri che scendono lungo il terrazzamento, la sensazione è come se qualcuno qui avesse volutamente creato un parco-museo del paesaggio rurale salentino, perfetto in tutti i suoi dettagli. Questo progetto-non progetto è in realtà il sistema di valori di questa civiltà contadina. Il suo rapporto con il campo, con il recinto, con la pianta dell’ulivo e del fico, del mandorlo e del carrubo, con la pietra a secco che fa da truddhru o caseddha, e con questa strada meravigliosa che scivola nel silenzio ombreggiata di tanto in tanto da grandi querce vallonee. Nel paesaggio agrario della Serra del Mito la chiusura olivata custodisce sempre uliveti di impianto molto antico. Furono i monaci brasiliani a reintrodurre in queste campagne la coltivazione dell’olivo e a dare ad esso un ruolo importante nelle produzioni agricole. Osservando la configurazione spaziale delle piante nella chiusura si può immaginare l’età di un uliveto. Se la configurazione è a mosaico l’impianto originario può risalire anche al ‘400, se si configurano invece sesti di impianto a forma regolare quadrata l’uliveto risale al ‘700

 

4- flora
La Serra del Mito è una importante stazione di piante rupestri. Si osservano piante endemiche (cioè che esistono e crescono solo qui) del Salento e piante che in Italia troviamo solo qui e che abitano invece l’opposta sponda balcanica, piante transadriatiche e transoniche, ovvero piante orientali del Salento). Tutto ciò rende importante dal punto di vista biogeografico questo tratto di costa fino a Leuca

 

5- geologia
Il tratto costiero che da Otranto giunge a S. M. di Leuca, è contraddistinto da un’architettura stratigrafica assai particolare dovuta al fatto che diversi sistemi carbonatici, di età compresa tra il Cretaceo Superiore e il Quaternario, sono disposti lateralmente e variamente “incastrati” l’uno rispetto all’altro. Nel sito in esame risultano affioranti Calcari caratterizzati dalla presenza di colonie di coralli riferibili alla formazione di Calcari di Castro, di età Oligocenica Superiore (circa 30 Milioni di anni fa). Si tratta infatti di una classica scogliera a frangia che in quell’Era si istaurò sul margine orientale della penisola salentina e che è rimasta immutata con spessori considerevoli sino ai giorni nostri. Dal punto di vista geomorfologico, per effetto soprattutto dell’ultima fase di regressione marina, l’area si presenta con il classico aspetto a terrazzi marini, rappresentato da falesie relitte interessate da processi di disgregazione crioclastici.

 

6- mare
Dal sentiero di Torre del Sasso è possibile ammirare ampi tratti di costa bagnati dalle acque del Canale d’Otranto con i piedi immersi in un mare nella pietra. La roccia che ospita la vegetazione tipica del sito e utilizzata nel tempo dai contadini per modellare il proprio paesaggio laborioso, risulta costituita di calcari organogeni ricchi di calcari. L’ambiente infatti circa 30 Milioni di anni fa, doveva essere caratterizzato da una costa con fondali non troppo profondi e orlata di numerose scogliere. Il clima era quasi certamente di tipo tropicale o subtropicale, come testimoniano le barriere coralline le cui tracce sono qui evidenti quanto spettacolari

 

Il sentiero dei terebinti
Il sentiero della “chianca”, da noi ribattezzato dei “terebinti”, prende origine da una strada asfaltata chiusa che rappresenta una deviazione dalla strada principale che collega il centro di Andrano alle marine; l’imbocco per la strada chiusa si trova dopo aver superato il campeggio sulla sinistra. A cento m circa dalla curva vediamo la deviazione alla nostra destra e ci infiliamo in questo ramo morto, giunti alla fine del quale parcheggiamo le nostre bici.
Il primo tratto del sentiero è caratterizzato da un bellissimo pavimento di infinite pietre piatte che si muovono sotto i nostri passi; questa tipologia è molto antica e forse unica nella sentieristica della zona. A destra e sinistra abbiamo i vecchi oliveti, terrazzati per il contenimento del terreno.
Diversi sono gli appezzamenti in semi abbandono; in alcuni di essi vegetazioni substeppiche e perfino di macchia bassa stanno riprendendo il sopravvento. Le formazioni arbustive sono costituite dalle specie tipiche della macchia a sclerofille con Quercia spinosa (Quercus calliprinos), Lentisco (Pistacia lentiscus), Mirto (Myrtus communis) Olivastro (Olea europea subsp. sylvestris) e Fillirea (Phyllirea latifolia) alle quali si aggiunge il Terebinto (Pistacia terebintus). Questa specie, caducifoglia, meno termofila delle precedenti, trova qui condizioni favorevoli, probabilmente per una maggiore piovosità annua rispetto ad altre aree costiere del Salento. In particolare il sentiero “Via Chianca” attraverso un ambiente il cui strato arbustivo è dominato da questa specie che arriva a formare nuclei complessi con esemplari spesso di notevoli dimensioni. Di particolare rilievo sono i popolamenti substeppici a Barboncino mediterraneo (Cymbopogon hirtus) rientranti nella classe fitosociologica Thero-Brachypodietea habitat prioritario della direttiva 92/43 della Comunità Europea (Direttiva Habitat).