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Il mercato Bio non conosce crisi

Domenica 5 ottobre, la nona edizione di Biodomenica 2008, stand in 50 città d’Italia. La manifestazione quest’anno sarà dedicata alla lotta ai cambiamenti climatici

Il mercato bio non conosce crisi. “Settore in espansione, prezzi più bassi”

 

Andrea Ferrante, presidente di AIAB: “Il bio conviene alle tasche e all’ambiente”

mercato BioSe ci fosse una scala cromatica per descrivere lo stato dell’economia, in questo momento si potrebbe sintetizzare così: ciò che non è nero è verde. Già, perché in questo periodo di crisi, c’è un settore che gode di ottima salute, almeno in Italia: quello dei prodotti biologici. Precipitano i consumi ma non quelli bio, che addirittura aumentano. Non solo. Secondo le associazioni di categoria, questi generi alimentari hanno resistito all’inflazione meglio dei concorrenti. Ma i risultati non sono solo economici. L’agricoltura alternativa a quella convenzionale, dicono i suoi sostenitori, non fa solo bene alle tasche ma anche all’ambiente e aiuta a combattere i cambiamenti climatici.
L’evento. Questi temi saranno centrali domenica 5 ottobre, in occasione della nona edizione della campagna nazionale Biodomenica 2008, organizzata dall’Associazione italiana agricoltura biologica (Aiab), in collaborazione con Coldiretti e Legambiente, e la partnership di Repubblica.it. Per la nona volta, produttori, consumatori e associazioni ambientaliste, si incontreranno per fare il punto sul settore biologico: verranno allestiti stand in una cinquantina di piazze italiane, dove sarà possibile degustare e informarsi.
Il successo economico. L’edizione di quest’anno è all’insegna dell’ottimismo. “A fronte di una diminuzione dei consumi, negli ultimi nove mesi c’è stato un aumento costante dei prodotti biologici, che stimiamo dal 5 al 10% - afferma Andrea Ferrante, presidente dell’Aiab - In più, la forbice dei prezzi che separa prodotti convenzionali e biologici si è ridotta in maniera sensibile. Questi ultimi hanno resistito meglio all’inflazione, grazie alla minore dipendenza dal petrolio e all’avvicinamento tra produttori e consumatori, che permette di evitare gli aumenti dovuti alla distribuzione”.
Il contributo alla lotta al global warming. Ma l’argomento al centro della campagna di questa edizione saranno i cambiamenti climatici. Secondo uno studio dell’Usda (il Dipartimento dell’agricoltura americano), un campo coltivato ad agricoltura biologica trattiene fino a sei volte la quantità di carbonio per ettaro, e permette di risparmiare quasi il 50% di energia rispetto ad una coltivazione con metodi convenzionali. Il bilancio energetico è migliore anche nei confronti di un appezzamento non lavorato (20%). Un'altra ricerca dell’Università di Vienna, sostiene che anche mangiare bio riduce del 30% l’inquinamento.
Un settore di eccellenza. Con oltre un milione di ettari e più di 50000 aziende biologiche, l’Italia è il primo Paese produttore in Europa (dove sono italiane il 37% delle imprese) e il terzo al mondo dopo Australia e Argentina. Quanto a percentuale di superficie agricola coltivata, il 6,9%, il Belpaese ha il primato assoluto. Un mercato in crescita, come dimostra il boom di bioagriturismi e gruppi d’acquisto, rispettivamente 25% e 60% dal 2005 (dati Tuttobio 2008). Dati incoraggianti che spingono il presidente della Coldiretti Sergio Marini a chiedere l’introduzione di “un marchio biologico italiano”. Insomma, il settore ha a cuore l’ecologia, ma parla sempre più il linguaggio pragmatico degli economisti. E anche in tempi di grossa crisi, lo fa con il sorriso sulla bocca.

 

di Marco Grasso da La Repubblica.it del 1 ottobre 2008
 
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