Per le acque lacustri non si registrano gli stessi miglioramenti che negli ultimi 20 anni si sono avuti per quelle marine
Goletta Verde nei laghi italiani: “Oltre un terzo fuori norma”
I mari stanno guarendo, i laghi no. 20 anni di dati di Goletta Verde, la campagna di monitoraggio sulla balneabilità organizzata da Legambiente, mostrano due trend divergenti. I campioni di acqua marina fuori legge sono passati dal 40% a meno del 10%, segno che un intervento netto sulla depurazione c’è stato, anche se negli ultimi tempi si è notato un rallentamento. I campioni di acqua lacustre fuori legge restano invece inchiodati al 35%, poco sotto il livello che emergeva 20 anni fa dalle prime campagne pubbliche di rilevamento.
L’indagine di Goletta Verde è durata due mesi ed è servita a effettuare 200 prelievi in 30 laghi. Ecco i risultati. Il Lazio è messo male: 100% di prelievi fuori norma nel lago di Posta Fibreno, 75% in quello di Turano, 50% a Bracciano, 25% a Martignano e a Vico, 17% ad Albano, 10% a Bolsena, 0% a Nemi, sul Salto, a San Puoto.
Ma anche dai grandi laghi del Nord vengono cattive notizie. È risultato inquinato il 100% dei campioni sul lago di Varese, il 65% sul lago di Como, il 40% sul lago di Lugano, il 33% sul lago di Garda.
Fotografia in chiaroscuro invece per le acque del Piemonte, dove, con il 40% dei campioni oltre i limiti di legge, non splendono le acque dell’Avigliana Grande, in provincia di Torino. È migliore il bilancio degli altri due laghi balneabili della regione, con un solo campione oltre i limiti di legge sul bacino di Viverone e il 100% di prelievi puliti nelle acque del Sirio. In Umbria risultano pulito il Trasimeno mentre sul lago di Piediluco disco nero da 2 prelievi su 5.
L’analisi di Goletta Verde è un’istantanea (a differenza delle analisi compiute dalle istituzioni pubbliche che ripetono più volte il campionamento) e ha dunque un valore indicativo. Resta il fatto che, al momento del prelievo, più di un terzo delle acque sono risultate fuori norma per i parametri microbiologici (coliformi fecali, streptococchi fecali) e chimico-fisici (temperatura, acidità, trasparenza, presenza di tensioattivi).
“In un periodo in cui si ricomincia a parlare di grandi opere pubbliche spesso inutili, sarebbe il caso di usare le risorse economiche, sempre più scarse, per quello che veramente serve, a cominciare dalle acque pulite: l’inquinamento si concentra soprattutto alle foci dei fiumi che si riversano nei laghi”, commenta Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente. “Per questo bisogna intervenire subito migliorando la depurazione, riducendo i fenomeni di eutrofizzazione ed evitando così di aggredire questi gioielli della natura italiana che già subiscono l’impatto di un turismo spesso poco sostenibile e della cementificazione delle coste”.
di Antonio Cianciullo da La Repubblica.it del 4 agosto 2008 |