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| L'oro blu della Patagonia |
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Sud America L'oro blu della Patagonia Il fiume di una delle regioni più belle del Cile sarà presto sfruttato per un grande progetto idroelettrico. Che darà energia alla capitale e alle industrie del Nord. E promette la costruzione di strade e scuole in una regione
Solo nei disegni dei bambini i fiumi sono così blu. Nei disegni dei bambini e nell’Aisen, regione del Cile meridionale. Qui c’è un fiume le cui acque sono addirittura abbaglianti tanto sono blu: il rio Baker. Nasce già grande il Baker portandosi via l’acqua più scura del lago Bertrand del quale è l’emissario e anche quella dell’immenso lago General Carrera che la clorite pittura di indaco. Poi, prima di sfociare nel Pacifico, scorre per 175 solitari chilometri tra boschi di faggi e montagne perennemente coperte di neve. Su questo fiume oggi incombe un destino idroelettrico. L’Aisen è una delle regioni più ricche di acqua dolce del mondo. Quest’acqua però è per l’85% in mani private. Per la precisione è di proprietà della società elettrica Endesa, che si è accaparrata fiumi e laghi approfittando delle leggi varate durante gli anni della dittatura del generale Pinochet. Endesa, nata in Cile nel 1943, privatizzata nel '90, passata successivamente agli spagnoli e ora nel mirino dell’Enel, opera in tutta l’America Latina e dispone di una capacità elettrica installata di oltre 12 mila megawatt, un terzo dei quali in Cile. Il nuovo progetto idroelettrico comprende due grandi dighe, costruite in località distanti tra loro diversi chilometri, che sbarreranno il Baker. Complessivamente 8 mila ettari di territorio fra il più fertile e pregiato della regione saranno allagati. L’acqua degli invasi fornirà l’energia necessaria alla produzione di circa 1000 megawatt. Un progetto analogo interessa il Rio Pascua, che scorre pochi chilometri più a sud, dove si produrranno altri 1400 megawatt. L’energia prodotta in Aisen sarà poi trasportata da una condotta aerea lunga Perché opporsi allora a prospettive di miglioramento che appaiono certe? I singoli cittadini e le associazioni ecologiste e culturali che hanno dato vita alla Coalicion Ciudadana por Aisen reserva de vida invitano a guardare più avanti. A valutare se, di fronte a iniziative di grande impatto ambientale, i costi da pagare non saranno, alla lunga, maggiori dei benefici che si possono ottenere nell’immediato. Aggiungono poi che nessun progetto può essere valutato utilizzando solo parametri di tipo economico e propongono modelli di sviluppo che mettono in primo piano la difesa dell’ambiente. A cominciare dall’acqua. Contro lo sfruttamento privato dell’acqua e, in generale, delle risorse naturali si batte anche Intanto, in sede locale e di fronte a scelte che andranno ad incidere sul futuro di un’intera comunità, ha fatto quello che avrebbe dovuto fare la politica. Ha inviato a tutte le famiglie della regione una lettera pastorale nella quale l’intera questione è riassunta in 15 semplici domande sul progetto e sulle sue conseguenze. Queste domande hanno stimolato il dibattito all’interno delle famiglie e hanno spinto molti a chiedere di saperne di più. “Le persone debbono essere informate. Questo deve essere considerato il primo atto di una sfida che il vescovo dell’Aisen ha lanciato anche nei confronti degli altri vescovi. I gruppi e i singoli cittadini contrari alle dighe che si riconoscono nel motto Aisen reserva de vida hanno trovato nella Chiesa un alleato importante ma sanno che la battaglia sarà molto difficile. Endesa, anche se il progetto non è stato ancora ufficialmente approvato, ha potuto continuare a compiere indisturbata sondaggi e prospezioni. “Sono entrati nel mio campo senza chiedere il permesso e hanno fatto i lavori che hanno voluto”, denuncia René Muñoz, un contadino-allevatore proprietario di un fondo lungo il Baker. A un paio di chilometri di distanza c’è la proprietà di suo fratello Orland. Sono i campi che ha lasciato loro in eredità il padre. Ci vogliono un paio d’ore di macchina su strada sterrata e altrettante di barca per raggiungere il fondo di René da Cochrane, cittadina di 3 mila abitanti posta al centro dell’area interessata ai progetti idroelettrici, dove abitano sua moglie e le sue due figlie. René vive in un’umilissima casetta di legno priva di corrente elettrica. Coltiva la campagna, alleva pecore e mucche. Commercializza le sue verdure e, una volta all’anno, vende i vitelli e quel che guadagna gli basta per vivere. Ogni 15-20 giorni arriva Andres Casanova che risale il Baker con la sua lancia e gli porta quanto occorre. Si ferma per un asado e poi tutti e tre - René, il suo aiutante e Andres - si sistemano accanto al fuoco alimentato dal generoso faggio australe. La zucca col mate passa di mano in mano. Bevono l’amaro infuso d'erbe. E in silenzio ascoltano il silenzio dell’Aisen.
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