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Reef, nasce il marchio dell’energia “verde”

Reef, nasce il marchio dell’energia “verde”

 

energia verdeIl mercato oggi vale il 3% dell’elettricità prodotta in Italia, ma la crescita potrebbe essere rapida perché la media europea è il 10%, la Svezia sta al 14% e l’Olanda al 12%. Parliamo della quota di energia elettrica rinnovabile e sostenibile, due oggettivi che vanno tenuti distinti per evitare di confondere le acque e le emissioni serra.
Tutte le fonti che riproducono in maniera naturale il loro potenziale (solare, eolico, biomasse) si definiscono rinnovabili, ma non tutte le rinnovabili sono anche sostenibili. Ad esempio se si provasse a chiedere un parere ai profughi indiani o cinesi in fuga dai loro villaggi, sacrificati per costruire una grande diga, difficilmente si otterrebbero giudizi entusiasti sul quel tipo di idroelettrico. E l’ondata di proteste dilagata in tutto il mondo dopo la forte spinta impressa dalla Casa Bianca ai biocombustibili ad alto impatto chimico e ambientale dà l’idea degli umori che circolano attorno a quel particolare tipo di uso delle biomasse.
L’idea dunque è quella di garantire una fornitura elettrica che sia pulita sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista etico. E così ai marchi dei vari operatori del settore si è aggiunto il rilancio del marchio di una onlus, la Reef, certificato dalla società specializzata Cesi e garantito da una commissione formata da associazioni ambientaliste (Legambiente, WWF), associazioni dei consumatori (Adiconsum, Cittadinanzattiva), Comitato Ecolabel e Gestore dei servizi elettrici.
Con il marchio “100% energia verde” l’attenzione si sposta dai produttori ai consumatori. Non sono più solo le grandi aziende a cercare di ottenere una quota di energia pulita: il timone passa nelle mani dei singoli cittadini che possono accettare le offerte dei vari operatori decidendo di usare solo elettricità ecologicamente ed eticamente certificata. Ma con che costi?
“Ogni operatore fissa il suo prezzo”, risponde Anna Taddei, di Agsm Verona. “Nel nostro caso una famiglia che abbia un consumo medio, cioè attorno ai 3000 chilowattora annui, aderendo alla proposta di usare energia verde paga un extra di 18 euro all’anno, poco più di un caffè al mese”.

di ANTONIO CIANCIULLO da La Repubblica.it del 11 giugno 2008
 
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