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Aspetti geomorfologici del tratto costiero “Chianca Liscia - Arenosa” (Marittima di Diso - LE)
di Salvatore Moscatello

 

 

Premessa

Come ha affermato il recente European Manifesto on Earth Heritage and Geodiversity (Consiglio d’Europa, 2004), la creazione di Geositi, aree di grande rilevanza geologica, riveste un ruolo di primaria importanza sia al fine di preservare le geodiversità che allo scopo di utilizzare il territorio per fini educazionali e ricreativi. Recentemente alcuni studiosi hanno proposto l’istituzione di un Geosito dell’intera fascia costiera Santa Cesarea Terme - Tricase.

Valenza del sito

La località Chianca Liscia - Arenosa (Marina di Marittima - Diso) ricade nel cuore di quest’area della costa salentina, che ben si presta ad illustrare esempi di morfogenesi carsica costiera inquadrati nell’evoluzione quaternaria (da 3,1 milioni di anni fa ad oggi). Qui in un breve tratto di costa, il paesaggio presenta una notevole varietà di interessanti morfotipi, alcuni di genesi recente ed ancora attivi, altri di genesi antica, legati ad un passato geologico più o meno remoto. In particolare, i morfotipi relitti (ad esempio i terrazzi marini ed i fori carsici) rappresentano il risultato della trasformazione di lungo termine di un paesaggio costiero esposto al gioco congiunto del sollevamento terrestre e delle fluttuazioni del livello del mare.

Illustrazione del geomorfosito

 

a) Il paesaggio circostante
Percorrendo le strade o i lungomare che portano in località Arenosa possiamo osservare la scarpata che discende dall’altipiano salentino (circa 100m s.l.m.) verso il Canale d’Otranto. Il profilo della scarpata alterna tratti suborizzontali e tratti a notevole pendenza. I primi sono terrazzi marini dovuti all’azione abrasiva delle onde. I tratti ripidi interposti sono le antiche pareti che il moto ondoso scalzava e faceva arretrare modellando ciascun terrazzo.

b) Le microforme carsiche

La superficie del terrazzo marino su cui ci troviamo appare crivellata da una fitta serie di forme di corrosione carsica, alcune di recente origine e ancora attive, altre più antiche. Le prime sono particolarmente abbondanti e vistose nella parte più esterna del terrazzo, in quanto essa viene frequentemente interessata dagli spruzzi delle onde di tempesta. A ciò si devono tutti i minuti e aguzzi pinnacoli che caratterizzano la roccia. Di particolare interesse sono alcune “vaschette di dissoluzione” a pianta subcircolare e fondo piatto che si presentano slargate al fondo per l’azione dissolutrice dell’acqua che vi ristagna.
Alcune di esse, dopo essersi scavate, hanno sviluppato spettacolari solchi emissari, anch’essi generatisi per lenta dissoluzione chimica della roccia calcarea

c) Solution pipes
Le forme carsiche più sorprendenti da osservare e da decifrare sono i fusi carsici, noti anche come “camini geologici” o solution pipes. Si tratta di perforazioni verticali cilindriche che presentano pareti levigate e diametro compreso tra pochi dm e 1,5m. La loro profondità è proporzionale all’ampiezza e può raggiungere una decina di metri. Laddove due o tre fori vicini, allargandosi col tempo, si sono fusi tra loro, hanno dato origine a forme più ampie con sezione polilobata. Normalmente di questi fori possiamo vedere solo l’imbocco, dato che il loro sviluppo verso il basso è occluso da un riempimento di terra rossa che spesso contiene minuti frammenti calcarei.
Ma avvicinandosi alla falesia costiera, oppure esplorando le pareti delle rientranze che ospitano la spiaggetta d’escavazione marina, abbiamo dei casi in cui il riempimento è stato asportato dall’erosione operata dalle trasgressioni marine, grazie anche a crolli che hanno asportato parti di roccia e creato delle sezioni.


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