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Il bambino e il maestro d'ascia
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Il bambino e il Maestro d’ascia Un bambino abitava e cresceva nella via dei maestri d’ascia. A volte il profumo del legno fresco di taglio usciva dalle botteghe e riempiva la stradina insieme al sibili delle seghe a nastro che inghiottivano i tronchi. Il bambino, di tanto in tanto, si affacciava nella bottega; il Maestro era curvo sotto la pancia dell’ultimo gozzo. Batteva sui chiodi, assestava le fasce ricurve, ne studiava le simmetrie. Il bambino era timido, sospeso sul portone, aspettava il momento; poi veniva il coraggio, chiedeva all’uomo della barca un piccolo taglio, un colpo di pialla. Il Maestro si alzava dal panchetto minuscolo di legno su cui era seduto, veniva alla luce e, sempre nel silenzio, prendeva il pezzo, lo lavorava alla macchina e lo riconsegnava nelle mani del bimbo. Quell’interruzione sacrilega si ricuciva dopo pochi istanti, tutto ricominciava come prima, nel silenzio mattiniero della strada rotto solo dai sonori colpi d’ascia e dai risvegli improvvisi della sega. Le porte delle case avevano sempre gli usci aperti: poche finestre, poca luce nelle stanze; così il bimbo era spesso col naso incollato al vetro, con lo sguardo fuori della porta di ferro marrone. Non di rado, anzi spesso, gli capitava di vedersi scivolare davanti una barca, una grande barca di legno, galleggiante sull’asfalto, con gli uomini delle botteghe che la guidavano e la spingevano veloce verso non si sapeva dove. Un giorno il Maestro d’ascia venne alla casa del bambino e chiese proprio a lui di spostare le palanche sotto la chiglia dura già solo all’apparenza; da poppa a prua, da prua a poppa, veloce, velocissimo e così, solo così, la barca scivolava sulla strada e gli uomini non si fermavano a spingerla! Il giorno dopo, il bimbo chiese ancora un colpo di pialla; si trattava di un vecchio legno destinato a chissà quale prezioso manufatto. L’interruzione era ancora sacrilega, il Maestro sempre silenzioso, ma questa volta egli sapeva che l’uomo poteva venire a chiamarlo quando ne avesse avuto bisogno, poteva contare su di lui; quando un'altra barca doveva prendere la strada del mare, lui sapeva, ormai, come avrebbe fatto a galleggiare sull’asfalto.
Francesco Minonne |