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Mantagnate
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“Mantagnate” Barricate di pietra contro il vento che viene dal mare di Francesco Minonne
Il paesaggio agrario salentino, quello arcaico dei muretti a secco, delle pajare, dei furneddhi cela ancora angoli nascosti fortunatamente lontani dall’assalto di un uso puramente turistico. Tracce di un’architettura contadina straordinaria, ma quasi sconosciuta, sono per esempio le “mantagnate”. Nel dialetto salentino “mantagnu” significa riparo e “mantagnata” è luogo riparato dal vento, immerso nel tepore dei raggi del sole. Così si chiamano quindi le muraglie di pietre a secco costruite per proteggere le piante (olivi, vite, fichi ecc…) dal vento salso lungo la costa o semplicemente dai venti freddi nell’entroterra. La loro esistenza quasi scontata, l’estrema semplicità delle forme hanno contribuito, forse, a tenerle in ombra rispetto ad altri elementi del paesaggio rurale. Avrei continuato a trascurarle anch’io se, in una domenica di mare in tempesta, mio fratello non mi avesse portato a vederne alcune davvero imponenti. I nostri piccoli corpi davanti ad un enorme mosaico di pietre calcaree, grigie ed antiche, eretto al cielo per più di cinque metri a dispetto dello scirocco, dell’acqua e di tutto ciò che il tempo ha fatto passare da quelle parti. Un mosaico senza alcuna traccia di collanti, senza alcun accenno di crollo, immobile nella sua stabilità che vorrei eterna. Il mare, attraverso gli interstizi tra le pietre, sembrava ruggire oltre il confine di una protezione sicura. Una serie di opere ciclopiche a difesa di qualche olivo, due filari di vite, un fico ed un fico d’india. Dietro quella che oggi è una evidente sproporzione tra il contenuto ed il contenitore, tra la funzione ed il bisogno c’è, e si vede, tutta la fatica e tutta la sofferenza di chi ha tenuto con i denti solo le briciole della terra; di chi da queste briciole ha dovuto trarre qualcosa di cui campare. Così mi sono ricordato anche delle “mantagnate” più comuni, piccole, sparse qua e là nelle campagne della costa a fare da scudo ad alberi che un tempo erano piccoli ma che ora le sovrastano con le loro chiome, in un abbraccio reciproco tra la pietra e la vita. Oggi che le pietre (proprio queste pietre), vengono rubate e portate via ad abbellire le ricche ville del nord, centro e sud Italia (complici i trafficanti dell’ultima ora), queste strutture diventano ancora più importanti, non meritano altre distrazioni; sono degne di rispetto, di conoscenza e consapevolezza profonda della storia che rappresentano. Tutti i diritti sono riservati a norma di legge e a norma delle convenzioni internazionali. |
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